La parabola del buon mutante

Nel precedente articolo ho tirato in ballo i mutanti, queste orribili creature che hanno colonizzato il mondo intero e che, da una decina d’anni a questa parte, iniettano il proprio letale virus anche nel world wide web, riproducendosi come cellule impazzite.

I mutanti si credono predatori astuti (ma se la prendono soltanto con i pesci più piccoli), si muovono esclusivamente in branco e sono convinti che l’unico significato del termine “valore” sia “prezzo”: sembra la descrizione dei cattivi nelle favole per bambini, e invece, si tratta del nuovo tipo (nel senso psicologico/molieriano del termine) che avanza.

E’ pur vero che i mutanti sono stati, prima che una specie offensiva, le vittime predilette dal sistema: uomini frustrati, incapaci di provare piacere nelle piccole cose e dimentichi di essere/esseri/umani. Bersagli estremamente inclini al contagio e predisposti a portare avanti un’opera di progressivo svuotamento dei valori in nome del Dio Denaro.

Questo vago scenario vi sembra forse troppo apocalittico?

Pensate per un momento al film “The Wolf of Wall Street”, adattamento dell’omonima autobiografia di Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo nella storia della borsa di New York.

Questa pellicola descrive al meglio la parabola del buon mutante; nel caso specifico, per metà uomo e per metà lupo: spregiudicato, arrogante, dedito alla lascivia. Un corpo privo di anima.

Non si tratta di un caso limite: i prodotti del cinema, così come quelli della letteratura, della musica e via dicendo, sono lo specchio della realtà. In particolare, i prodotti di massa sono, per antonomasia, lo specchio della maggioranza della società: confezionati ad hoc secondo e per il pensar comune.

Quello che voglio dire è che, alla maggior parte degli spettatori presenti in sala, quel film è davvero piaciuto. E non è piaciuto soltanto perché Scorsese è un bravo regista e DiCaprio un ottimo interprete: è piaciuto soprattutto perché in tanti sognano una vita proprio come il protagonista, il mutante mezzo uomo e mezzo lupo.

C’era un filosofo, nell’antica Grecia, che parlava di catarsi: quando lo spettatore, a teatro, assisteva ad una rappresentazione tragica, il suo animo si purificava dalle passioni.

Secondo Aristotele, lo spettatore medio del IV secolo a.C. (!!) provava in prima persona i conflitti dei protagonisti della tragedia, e capiva attraverso questa spiacevole immedesimazione quali fossero le azioni da non ripetere: di fatto, imparava la differenza tra bene e male e nel caso, si liberava dal pensiero di quest’ultimo.

Siete ancora convinti che il progresso sia cosa buona e giusta?

* In copertina un’opera di Simon Prades

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