Nativity Revisited. Versione #2

E fu così che arrivammo nella rossa valle che porta il nome del dio Marte; la pioggia cadeva cauta, sferzata da brevi estasi di sole mattutino. All’orizzonte nubi gravide minacciavano improvvisi parti tra lacrime di coccodrillo.

La nostra Santa Madre posò sotto l’azzurro abside, tra avanzi di riti sciamanici, stringendo a lei il fantoccio di nero vestito. Nessuno di noi oppose resistenza alla nobile solitudine di Maria, né alla sembiante posticcia del Bambin Gesù: trattasi, s’intende, di postulata messinscena.

Fu quindi la volta di colui che osserva il cielo stellato; avanzò a passi lenti, tra antichi cipressi, cingendo uno scrigno d’inenarrabile fattura: portava la mirra, dono dei Re, e uno spillo di brillanti.

Alle nostre orecchie giunse un sordido lamento; l’asinella stava, umile eretica, annodata alla staccionata, sotto un cielo piombico: all’improvviso un raggio di sole le colpì il volto.

In suo aiuto giunse il pastorello, portava un bastone e un vello: non d’oro, questo è certo. Il Magio schioccò le dita, rivolgendosi al Dio da lui rappresentato: il tempo si era fermato.

Ancora oggi, noi tutti, viviamo intrappolati in quel presepe rivisitato.

Testo di presentazione scartato per il progetto fotografico realizzato da Valeria Pierini, apparso su Piacere Magazine di dicembre 2014/ gennaio 2015:

http://valeriapierini.it/?p=744

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