je n’ai pas de réponse

Spunti interessanti per opinioni, nient’altro che opinioni.

L’oggettività non esiste, dato che tutto ciò che è, è perché così lo pensiamo. E il pensiero è quanto più di soggettivo esista, una spugna che assorbe e rilascia continuamente informazioni che gli provengono sia dall’ambiente circostante, sia dall’ambiente interno: la nostra identità, cioè tutto ciò che siamo stati, tutto ciò che siamo e tutto ciò che vorremmo essere, e lo spazio e il tempo in cui viviamo, con tutto il background di informazioni di cui sono saturi, fanno, cioè formano, il giudizio, e quindi il pensiero. La bellezza oggettiva non può esistere, esiste invece quello che La Capria definisce il “senso comune” che molto spesso prevale sul nostro reale sentimento, impedendoci di vedere attraverso i nostri filtri, perché l’uomo è animale sociale e in quanto tale vuole sentirsi parte di un gruppo ed è portato ad annullare la propria individualità in favore del “senso comune”, dell’approvazione socialmente condivisa. La cultura cos’è se non il background di un popolo, quindi la base concreta per la formazione dei suoi giudizi e dei suoi concetti? Noi abbiamo solo la parola “neve” per designare una precipitazione atmosferica sotto forma di acqua ghiacciata; ma gli eschimesi, ad esempio, posseggono più concetti di neve, perché per loro essa è molto utile. Se prendessimo un africano analfabeta di un villaggio molto povero e lo portassimo davanti a Les Demoiselles d’Avignon, è probabile che egli non presti attenzione al dipinto, ma alla fattura della cornice: perché per lui è importante la maestria dell’artigiano che l’ha intagliata.

appunti, semplicemente appunti

«Per farmi capire quanto è importante nella storia della pittura un quadro come Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, Giuliano Briganti diceva che si puo’ parlare di quadri a. D. d’A. (ante Demoiselles d’Avignon) e quadri p. D. d’A. (post). Ma perché, gli domandavo – un po’ per provocarlo e un po’ per divertirlo col mio empirismo ingenuo – di fronte a Les Demoiselles d’Avignon, non vale il semplice piacere della sorpresa estetica? Perché bisogna sottostare all’interferenza intellettuale e concettuale che si intromette tra lo sguardo e quel quadro, per emettere un giudizio ed ammettere un’emozione? Un po’ di stupido stupore in questa nostra epoca troppo ideologicamente e intellettualmente indottrinata non sarebbe opportuno, e anzi direi, indispensabile? Così mi suggeriva il mio senso comune, che si va facendo sempre più imprudente. […] Per il senso comune non c’è dubbio: quel quadro è bruttino. Ma mentre lo guardi…

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