Diciassette

Soltanto ieri nevicava, oggi splende il sole.

Aspetto l’ora a cavallo, così sospesa nei suoi gialli ocra e bluette; c’è un ronzio costante nell’aria, come una aspirapolvere otturata perennemente in funzione, e le rondini si cercano per darsi appuntamento nelle loro case.

La metafisica delle ore 17 è così splendente che quasi acceca e fa un po’ paura quando ci cammini in mezzo, tra le sue strade in attesa di riposare definitivamente. Dura soltanto pochi minuti l’ora del passaggio, è un tempo molto denso, come un concentrato di fantasticherie in un sol bicchiere, bevuto tutto d’un fiato. Non si può far altro.

E’ impossibile sfuggire all’ora X, e se ti fermi un momento a contemplarla ne rimani folgorato; ti fa sua creatura, un granello di esistenza che si muove al rallentatore sullo sfondo di uno scenario dipinto ad olio.

E’ vischiosa l’ora del meriggio, quanto la tela del ragno che ti attrae e poi t’intrappola tra i suoi discernimenti, senza possibilità di ritorno.

Basta un secondo per innamorarsene, eppure come tutte le magie cotanta bellezza dura soltanto una manciata di minuti; al pari dell’amante insoddisfatto o dell’ispirazione dell’artista che svanisce sul più bello, a bocca asciutta sprofondi assieme alla notte, che si porta con sé, d’improvviso, ogni speranza di redenzione.

 

 

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