POSEIDONE HA TRE GAMBE

Un bar che fa sconti e i binari pressoché deserti: che architettura magnifica, con i piloni di granito e le panche marmoree, la brezza che dal mare viene a scompigliarmi la chioma, ormai stoppa per la troppa salsedine. Tutt’intorno la rigogliosa macchia si fa sempre più verde, per poi riversarsi nel profondo blu. Persino Trenitalia qui è giustificata per i suoi ritardi: un’ora trascorre in fretta osservando le onde del mare infrangersi sulla battigia, al largo le isole con i loro contorni sfumati, i bimbi abbronzati – anche loro accettano di buon grado di pazientare. Sembra un quadro di Leonardo, sospeso nella sua ineffabile indefinitezza. Il profumo dell’origano si mescola all’odore acre di bruciato, a creare un’essenza senz’altro unica. Cose e persone paiono ammantate da una patina di calma e saggezza, intrisa di noia e bagnata di consapevolezza: qui sull’isola aspettare ha un sapore diverso. Ecco, gli Dei sembrano aver lasciato in questa terra le più incredibili tracce del loro passaggio : sottese, ma palpabili, concrete ma fluttuanti a mezz’aria. E tutto si fa più leggero, come se Poseidone avesse tre gambe.

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Oceani di pelle

Lì dove nascono

papaveri rossi e cadono
stelle comete
si sganciano lacrime ondulate
a increspare superfici salate

Lì dove cresce l’attesa

monito spasmodico
prima della resa
s’inabissano percezioni supine                                                                                                          a rivoltare cielo e mare

Quanto tempo ancora
prima della terraferma?

C’è un faro in lontananza
la luce è fioca e la mente
un fantasma

Oh scialuppa
salvami, ti prego!
ho freddo e pesco
in mare aperto

Se solo potessi gridare
Terra!
Terra!
Ma le ore son piccole e gli ami
troppo pochi
per poter resistere

Acciuffami ora
basta un lembo di pelle
per poter arrembare
il mio essere prima
che mi faccia affondare

Artwork by Lily Padula