Inchiostro rosso, brillante

Con il sole addosso

guarire

le mie ferite

 

Lo sguardo diritto

allontano il buio dentro

accecandolo

 

Mi abbandono,

la testa piegata

sul collo

 

La mano destra

impugna la penna,

scivola di lato

 

Le labbra umide,

sempre più umide,

la bocca secca,

ancora più secca

 

Mi tolgo i vestiti,

le gambe pesanti

trovano sollievo

sul pavimento gelido

 

Sento

la terra, la sabbia

l’acqua dei fiumi che evapora

le micro fluttuazioni dell’essere,

le particelle, le cellule,

il sangue nelle vene

sporgenti

brillare

 

Il foglio bianco

brillare

le dita rugose,

come aridi pianeti

 

Vedo

tutti i difetti,

la carne superflua,

il peso degli eventi,

l’inconsistenza pervasiva

dei pensieri

 

E’ vicina l’ora del congiungimento

l’eterno sogno

eterno godimento

Ultimo spazio di libertà

L’ultimo spazio comunicativo

rimastomi autentico

in questo oceano

compresso e iperconnesso

nel sovraffollamento

mediatico dell’era dell’eccesso:

 

è la parola

che non esige attenzione

ma rimane, sospesa,

al pari di un’idea inespressa;

 

è la parola

che non brama consenso

né pretende d’essere diversa

perché è consapevole

del suo essere effimera essenza;

 

è la parola

che non è logora,

che non si piega alla logica,

che scivola senza alcuna fretta

per il solo gusto di esistere e farsi

poetica

TANGO

Come erano belli tutti quegli esseri umani con gli occhi chiusi, abbracciati fluttuando sotto il cielo scuro di una notte senza luna.

Eseguivano movimenti garbati, un passo dietro l’altro con una precisione millimetrica, eppure da tanta compostezza risultava un genuino avvicendarsi di corpi e anime sospese nel tempo e nello spazio di un brano.

Quando una coppia finiva sotto il fascio di luce della lampada al neon, se ne percepiva la tensione dalla contrazione dei muscoli che affioravano timidi sotto le lunghe vesti di seta delle signore,  o dai solchi delle rughe d’espressione dei cavalieri, che si facevano nette.

In un lembo di parquet posticcio steso al centro di una piazza medievale i ballerini di tango danzavano incuranti del mondo fuori, troppo concentrati nel loro leggiadro sentirsi per preoccuparsi degli sguardi indiscreti di spettatori improvvisati.

 

La neve a novembre

A ciglia serrate

con gli occhi incollati

ho visto nuvole

di cotone e letti

di borotalco luccicanti

tra ramificazioni di zucchero

filato e petali di rosa

blu cobalto

Calatomi in viso

il cappuccio

del cappotto

grigio

che mi sono cucita

addosso

ho immaginato

corpi rosei e nudi

aggrovigliati

all’albero più voluttuoso

che conosci

Scorgo una vasca

in legna di castagno

ricolma d’olio profumato

e dita di piedi

che indulgenti respirano

assieme a bocche e labbra

madide di stucchevoli dolcezze

La eco di risa

e lingue sciorinate

e poi i gemiti

accondiscendenti

un bel tepore

eppure calmo

nel corpo

stanco

Mi fondo e confondo

al legno del tavolo

e scivolo giù

lungo un tunnel

bianco

attorniato da candele

che si sciolgono

lente

come cioccolata fondente

Sogno che nevica

eppure è solo novembre

Ph: Valeria Pierini

Pollo ai peperoni

Sei del pomeriggio
gatto accoccolato
sul divano
ha il muso bagnato
OK.
Ho tolto i pantaloni neri
peli di gatto
il pollo è gelato
maionese e formaggio
OK.
Vorrei del vino rosso
va bene pure bianco
in salento usano il rosè
Gli operai non festeggiano
neppure il primo maggio
oggi è ferragosto
il cartellino striscia giù
il capitale va su
TV
Titoli d’apertura
almeno 40 morti
sulle coste della Libia
emergenza immigrazione
disperazione
Politica interna
Riforme manovre miliardi
merda su merda
politici abbronzati
infami
Titoli di coda
Expo fa faville
boom di visitatori
musei al top
Temperature in calo
meglio essere prudenti
per evitare torcicolli
il ventilatore è a tre
Ultimo servizio
Le hits dell’estate
Bob Marley è sul web
tutto è liquido
tutto è tanto
tutto è troppo
‘so much trouble in the world’
Stasera sono sola
e domani ancora
pioverà pioverà
pioverà
Voglio del vino
datemene tanto
ferragosto bagnato
ferragosto fortunato
holé !
Piango sul pollo
piango sul gatto
qualcuno è alla porta
Bukowski e Sepùlveda
sono sul comò
Aprite! Aprite!
Ho trovato del vino bianco
la poesia può aspettare
stasera si brinda
stasera si festeggia
Buon ferragosto Matilde e Pierrot

Taccio ergo non – Parlo ergo sono

La parola ripetuta

diviene (qualcosa)

nel tempo

Il silenzio ripetuto

resta (esso stesso)

immutato

E’ l’antitesi del mondo

tra il kaos e il kosmo:

la parola delimita

ciò che il silenzio

lascia in sospeso

la parola sancisce

ciò che il silenzio

non ha giudicato

Il silenzio lascia in sospeso

laddove il limite

avrebbe giovato

il silenzio non si pronuncia

laddove il giudizio

andrebbe adoperato

Il muto per scelta è muto per

essere

o Il muto per scelta è muto per

non-essere?

Artwork: Emma Abad 

Zuccherini […]

Potrei costruire un piedistallo
in legno d’ebano e castagno
un basamento su cui riporre
il tuo pregiato cuore
quando non avrai più interesse
per il mio nome

Vorrei preservare
quel tuo rossore
dopo l’amore
tenere le tue gote
al riparo dalla neve
che copre ogni odore

Adunarei così l’ardore
lo stiperei in una teca
da osservare come
una scultura museale
prima che tu
m’infligga pene che
mi facciano dimenticare

Artwork by O Zagreu 

Oceani di pelle

Lì dove nascono

papaveri rossi e cadono
stelle comete
si sganciano lacrime
ondulate a increspare
superfici salate

Lì dove cresce l’attesa

monito spasmodico
prima della resa
s’inabissano percezioni
supine a rivoltare
cielo e mare

Quanto tempo ancora
prima della terraferma?

C’è un faro in lontananza
la luce è fioca e la mente
un fantasma

Oh scialuppa
salvami, ti prego!
ho freddo e pesco
in mare aperto

Se solo potessi gridare
Terra!
Terra!
Ma le ore son piccole e gli ami
troppo pochi
per poter resistere

Acciuffami ora
basta un lembo di pelle
per poter arrembare
il mio essere prima
che mi faccia affondare

Artwork by Lily Padula 

Guess Why

Guess why

When we
were not yet
tamed cats
as we watched
the black gaps
we used to misunderstand
our breaths
and breaks the
oldest lifts

What wonderful thing
have you heard
from my ear
so you have decided
decided to be
to be next
to me

Now
i’m addicted
addicted to
your lips
now i’ve seen
the move you make
with your eyelids
and i can’t stop
to love it

Oh my dear
i would like to lick
your fears
while you sleep
i could built
a fence around you
and be the sheperd
of your dreams